Lo strano miracolo nella prima Guerra Mondiale
- ilsetaccio1
- 29 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 30 dic 2025
Introduzione:
«La guerra tira fuori il peggio e il meglio delle persone, le guerre non
rendono grandi gli uomini, ma fanno emergere la grandezza negli uomini buoni» (R.
D. Winters). La frase di Winters esprime bene quanto accadde nei giorni del Natale
del 1914 tra gli eserciti in guerra di Francia, Germania e Inghilterra, durante il
conflitto della prima Guerra Mondiale del 1914-1918. Conflitto che coinvolse ben 28
paesi, registrò due milioni di caduti nelle fila dell’esercito tedesco, un milione e
ottocentomila in quello russo, un milione tra gli austriaci, circa 650.000 fra gli
italiani. Il Papa Benedetto XV più volte si appellò alle Nazioni perché fermassero la
guerra, ma persino i cappellani cattolici ignorarono i messaggi del Pontefice, che fu
accusato dai diversi paesi in conflitto di essere amico dei rispettivi nemici.
I. L’antefatto:
il 2 agosto del 1914 la Germania inviò un ultimatum al Belgio: il suo
esercito, per attaccare la Francia, doveva passare attraverso il territorio del paese
confinante. Il Belgio rifiutò, l’esercito tedesco lo invase, ma fu bloccato in una guerra
di posizione nelle Fiandre presso la cittadina di Ypres. Vi si combatterà per tutta la
durata del conflitto, solo in quella zona cadranno morti circa un milione di soldati dei
vari eserciti. La Germania che pensava di risolvere in pochi mesi l’attraversamento
del Belgio, fu bloccata dagli eserciti di Francia e Inghilterra in una guerra di
posizione, simile a quella attuale tra Russia e Ucraina.
II. Il Fatto:
accadde sul Fronte occidentale vicino alla città di Ypres ed ebbe come
protagonisti i soldati tedeschi, francesi e inglesi, schierati nelle trincee inzuppate di
pioggia battente, in una campagna in cui gli alberi erano diventati scheletri anneriti e
il terreno completamente minato (in alcune zone ancora oggi vi si raccolgono ogni
anno 200 tonnellate di materiale bellico). Possiamo immaginare i poveri soldati
dentro le trincee piene di fango, in condizioni igienico-sanitarie terribili coi “piedi da
trincea” congelati (che talvolta necessitavano di essere amputati). A ciò si aggiungeva
il rischio di essere colpiti dai cecchini o dalle granate e la necessità di difendersi da
un attacco nemico.
Lo scrittore Robert Graves, nel suo libro Addio a tutto questo, racconta:
«Mentre stavo in servizio, un nuovo ufficiale si unì alla compagnia e, in segno di
benvenuto ricevette un rifugio con un letto a molle. Durante la notte sentì un rumore,
accese la sua torcia sul letto e trovò due topi sulla coperta che lottavano per il
possesso di una mano mozzata».
Ma dentro questa vita infernale di malattia di odio e di morte il cuore
dell’uomo non cambia, rimane irriducibilmente lo stesso: cerca la gioia della pace. La
notte di Natale, i soldati della trincea tedesca si mettono a cantare alcuni canti della
tradizione natalizia cristiana, quasi subito dopo anche dalle altre due trincee si odono
le stesse melodie (è cambiata solo la lingua), alcuni soldati accendono le candele,
qualcuno suggerisce il cessate il fuoco. Si esce dalle trincee e ci si incontra nella no
man zone. Passa la notte, l’indomani i soldati dei tre eserciti si stringono la mano e si
scambiano gli auguri, si abbracciano, fumano e cantano insieme. Ci si scambia del
cibo, del tabacco, si mostrano le foto delle proprie famiglie. In quel giorno sarà
celebrata persino una messa insieme per tutti i quei giovani caduti. Quando il nemico
è un volto umano davanti a te, le ideologie cadono e non hai più voglia di uccidere
nessuno. Gli alti ranghi dei rispettivi eserciti, che non avevano previsto questo fattore
umano e religioso, saranno costretti a sostituire con altre truppe quelle che
liberamente e imprevedibilmente avevano fatto accadere il miracolo di una tregua dal
basso, non decisa dai governi. Fatto forse unico nella storia.
Stiamo raccontando una favoletta di Natale?
No! Si tratta di un fatto storico veramente accaduto. Esistono tantissime testimonianze contenute in diari, lettere dal fronte pubblicate dai tabloid inglesi, fotografie scattate di nascosto (vedi www.meetingmostre.it).
Un aneddoto:
un soldato tedesco, che prima della guerra
aveva lavorato a Londra, riconobbe tra i soldati nemici il suo barbiere inglese, il
quale, estratte le forbici e fatto accomodare il ritrovato cliente su una cassetta di
munizioni, gli tagliò i capelli.
Chiudo con una frase di uno dei soldati, l’inglese Bruce Baimsfather:
«Non cifu alcun segno di odio da entrambe le parti (…). C’era una reciproca fiducia su tutto
(…). Lo spirito del Natale era stato troppo forte anche per la guerra».

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