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Lo strano miracolo nella prima Guerra Mondiale

Immagine del redattore: ilsetaccio1
ilsetaccio1
29 dic 2025
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 23 gen

Introduzione:

«La guerra tira fuori il peggio e il meglio delle persone, le guerre non rendono grandi gli uomini, ma fanno emergere la grandezza negli uomini buoni» (R.D. Winters). La frase di Winters esprime bene quanto accadde nei giorni del Natale del 1914 tra gli eserciti in guerra di Francia, Germania e Inghilterra, durante il conflitto della prima Guerra Mondiale del 1914-1918. Conflitto che coinvolse ben 28 paesi, registrò due milioni di caduti nelle fila dell’esercito tedesco, un milione e ottocentomila in quello russo, un milione tra gli austriaci, circa 650.000 fra gli italiani. Il Papa Benedetto XV più volte si appellò alle Nazioni perché fermassero la guerra, ma persino i cappellani cattolici ignorarono i messaggi del Pontefice, che fu accusato dai diversi paesi in conflitto di essere amico dei rispettivi nemici.


I. L’antefatto:

il 2 agosto del 1914 la Germania inviò un ultimatum al Belgio: il suo esercito, per attaccare la Francia, doveva passare attraverso il territorio del paese confinante. Il Belgio rifiutò, l’esercito tedesco lo invase, ma fu bloccato in una guerra di posizione nelle Fiandre presso la cittadina di Ypres. Vi si combatterà per tutta la durata del conflitto, solo in quella zona cadranno morti circa un milione di soldati dei vari eserciti. La Germania che pensava di risolvere in pochi mesi l’attraversamento del Belgio, fu bloccata dagli eserciti di Francia e Inghilterra in una guerra di posizione, simile a quella attuale tra Russia e Ucraina.

II. Il Fatto:

accadde sul Fronte occidentale vicino alla città di Ypres ed ebbe come protagonisti i soldati tedeschi, francesi e inglesi, schierati nelle trincee inzuppate di pioggia battente, in una campagna in cui gli alberi erano diventati scheletri anneriti e il terreno completamente minato (in alcune zone ancora oggi vi si raccolgono ogni anno 200 tonnellate di materiale bellico). Possiamo immaginare i poveri soldati dentro le trincee piene di fango, in condizioni igienico-sanitarie terribili coi “piedi da trincea” congelati (che talvolta necessitavano di essere amputati). A ciò si aggiungeva il rischio di essere colpiti dai cecchini o dalle granate e la necessità di difendersi da un attacco nemico.

Lo scrittore Robert Graves, nel suo libro Addio a tutto questo, racconta: «Mentre stavo in servizio, un nuovo ufficiale si unì alla compagnia e, in segno di benvenuto ricevette un rifugio con un letto a molle. Durante la notte sentì un rumore, accese la sua torcia sul letto e trovò due topi sulla coperta che lottavano per il possesso di una mano mozzata».

Ma dentro questa vita infernale di malattia di odio e di morte il cuore dell’uomo non cambia, rimane irriducibilmente lo stesso: cerca la gioia della pace. La notte di Natale, i soldati della trincea tedesca si mettono a cantare alcuni canti della tradizione natalizia cristiana, quasi subito dopo anche dalle altre due trincee si odono le stesse melodie (è cambiata solo la lingua), alcuni soldati accendono le candele, qualcuno suggerisce il cessate il fuoco. Si esce dalle trincee e ci si incontra nella no man zone. Passa la notte, l’indomani i soldati dei tre eserciti si stringono la mano e si scambiano gli auguri, si abbracciano, fumano e cantano insieme. Ci si scambia del cibo, del tabacco, si mostrano le foto delle proprie famiglie. In quel giorno sarà celebrata persino una messa insieme per tutti i quei giovani caduti. Quando il nemico è un volto umano davanti a te, le ideologie cadono e non hai più voglia di uccidere nessuno. Gli alti ranghi dei rispettivi eserciti, che non avevano previsto questo fattore umano e religioso, saranno costretti a sostituire con altre truppe quelle che liberamente e imprevedibilmente avevano fatto accadere il miracolo di una tregua dal basso, non decisa dai governi. Fatto forse unico nella storia. Stiamo raccontando una favoletta di Natale?

No! Si tratta di un fatto storico veramente accaduto. Esistono tantissime testimonianze contenute in diari, lettere dal fronte pubblicate dai tabloid inglesi, fotografie scattate di nascosto (vedi www.meetingmostre.it).

Un aneddoto:

un soldato tedesco, che prima della guerra aveva lavorato a Londra, riconobbe tra i soldati nemici il suo barbiere inglese, il quale, estratte le forbici e fatto accomodare il ritrovato cliente su una cassetta di munizioni, gli tagliò i capelli.

Chiudo con una frase di uno dei soldati, l’inglese Bruce Bairnsfather:

«Non ci fu alcun segno di odio da entrambe le parti (…). C’era una reciproca fiducia su tutto

(…). Lo spirito del Natale era stato troppo forte anche per la guerra».

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