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La mostra sul Beato Angelico a Firenze: Il Fascino della LUCE.

  • Immagine del redattore: ilsetaccio1
    ilsetaccio1
  • 14 minuti fa
  • Tempo di lettura: 4 min

  Prima che chiudesse i battenti, sono stato con alcuni amici e studenti a Firenze, per visitare, la mostra sul Beato Angelico, uno tra gli eventi più importanti del panorama culturale italiano di questi anni. Disponendo di due sedi, il Palazzo Strozzi e il Convento di S. Marco (dove il frate domenicano visse e dipinse), i curatori hanno raccolto circa 150 opere, provenienti dai musei più importanti del mondo (il Louvre di Parigi, la Gemäldegalerie di Berlino, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery di Washington, i Musei Vaticani, la Alte Pinakothek di Monaco, il Rijksmuseum di Amsterdam, oltre a chiese, biblioteche e raccolte pubbliche e private italiane e internazionali).

Non solo: in preparazione dell’evento, alcune opere precedentemente smembrate in più parti e disperse hanno ritrovato la loro unità, altre sono state restaurate per l’occasione. Ma chi era il Beato Angelico, per l’anagrafe civile Giovanni da Fiesole e per la chiesa Fra Angelico?

Nato nel 1395 circa, visse tra i conventi domenicani di Fiesole, Firenze e Roma, dove morì nel 1455 (la sua tomba si trova nella chiesa di S. Maria sopra Minerva). Nato come miniaturista di manoscritti, alla scuola di Lorenzo Monaco, egli apprese il rigore minuzioso nel comporre e colorare, i colori accesi e innaturali, l'uso di rappresentare una luce fortissima, priva di ombre, su cui si stagliano i soggetti sacri, che emergono dal giallo intensissimo, come dall’oro, il colore di Dio. A guardare le sue madonne in trono col Bambino, o quelle dell’umiltà (senza il trono), le innumerevoli crocifissioni, le bellissime annunciazioni, lo sguardo è rapito dall’aria mistica che emana dalla pittura e dai colori. Ci si trova a vivere un’intensa esperienza dell’anima.

Guardiamo adesso insieme una delle opere che più mi è piaciuta: l’annunciazione del Convento di S. Marco. Per chi non ricorda cos’è l’annunciazione, ricordo che si tratta del momento in cui l’Arcangelo Gabriele, messaggero divino, porta all’umile ragazza di Nazaret, Maria, l’annunzio di essere stata prescelta ad essere la madre del Salvatore, Gesù.

Che scelte fa il nostro pittore per rappresentare quella scena, quel momento? Partiamo dai particolari più lontani: la palizzata e gli alberi dietro. La prima indica simbolicamente che la Madonna è come un hortus conclusus, cioè uno spazio vergine non violato. Accade in lei quello che già Dante aveva scritto, di essere insieme «Vergine e Madre». Oltre lo steccato si vede un’insieme di cipressi e altri alberi, una natura lussureggiante ad indicare la pienezza di vita che sta sorgendo nel grembo di Maria.

Avviciniamoci alla scena: l’ombra del corpo della Vergine suggerisce che la luce arriva dal lato sinistro, con molta probabilità a oriente rispetto al luogo dov’era posto l’affresco. A oriente nasce il sole, la luce di Cristo. Le due figure dell’angelo e della donna sono poste sotto una loggia sostenuta da colonne corinzie e ioniche, all’esterno di una stanzetta che s’intravede povera e spoglia, come tutto il resto dell’ambiente. Maria vive in una casa semplice e umile, come lei canta nel Magnificat «Dio ha guardato all’umiltà della sua serva». Attorno al portico un prato di erbe verdi con tantissimi fiorellini bianchi (un motivo classico in alcuni dipinti dell’Angelico, vedi ad es. quello del Risorto con la Maddalena) indica le virtù della Madonna, come l’umiltà e l’innocenza. Il giardino richiama quello del Paradiso terrestre, da lì Eva ed Adamo erano stati cacciati per la loro disobbedienza. Esso è ora riaperto all’uomo per la venuta di Cristo, nuovo Adamo, e per l’obbedienza di Maria, la nuova Eva, madre di tutti i credenti.

Guardiamo ora attentamente le due figure, stanno l’una di fronte all’altra: Gabriele è raffigurato con due ali grandi, di quella prossima a noi si vede l’interno, invece che delle semplici piume bianche c’è una gradazione bellissima di colori che va dalle tonalità chiare a quelle scure. Il colore della sua veste rosa intenso, il disegno sulla parte superiore, i bei capelli raccolti e l’aureola dorata lo mostrano in tutta la sua bellezza e leggerezza spirituale. Tuttavia, egli, pur venendo da Dio, si inginocchia al cospetto della giovane donna e della sua povertà. Oltre la colonna di mezzo che serve a distinguere il soprannaturale dall’umanità, c’è lei, la Vergine. È seduta su un povero sgabello di legno a tre piedi, la veste interna di color ocra indica la sua umanità terrena, il manto celeste, dl colore preziosissimo di azzurrite, significa che il cielo l’ha rivestita. Come le dirà l’angelo: «la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra».

Guardandolo da vicino, il viso mostra uno sguardo intenso, fatto di stupore, umiltà e gratitudine insieme, le sue mani intrecciate nel grembo sembrano già volere proteggere e custodire il figlio che, nel suo grembo, comincia a prendere forma. Anche le braccia dell’angelo annunciante sono intrecciate in maniera speculare con quelle dell’Annunziata, quasi come sigla e firma del patto tra Dio e l’uomo. Immaginiamo per un attimo i frati domenicani che giornalmente potevano vedere questa scena: non avranno sentito, guardandola, il desiderio di conformarsi a Maria, alla sua umiltà e povertà, a dire anche loro con lei: «Eccomi, accada di me secondo la tua parola?».



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