Montesquieu: "Lo spirito delle leggi"
- ilsetaccio1
- 16 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Se oggi viviamo in un governo democratico in cui il potere non è concentrato nelle mani di un solo individuo, lo dobbiamo al grande filosofo, giurista e spirito critico dell’illuminismo Montesquieu. Un punto, fondamentale della sua elaborazione culturale illuminista riguarda la libertà, in questo caso, quella politica: chi ha il diritto di stabilire le leggi, comprese quelle penali? Quali sistemi possono garantire davvero la libertà politica di tutti? In molti hanno provato a rispondere a queste domande. Tra le tante pubblicazioni dedicate a questi interrogativi vanno esaminati soprattutto due libri, per la grande influenza che hanno avuto non solo sull’illuminismo ma anche sul pensiero politico successivo: “Lo spirito delle leggi di Montesquieu e “Il contratto sociale” di Rousseau. Al centro del primo vi è la logica e i fondamenti politici delle leggi, le quali non sono comandi arbitrari di un sovrano, ma i rapporti necessari che derivano dalla natura delle cose. Ogni popolo sviluppa il proprio sistema giuridico in base a fattori climatici, economici, religiosi e culturali. Questa visione introduce un approccio quasi scientifico e sociologico allo studio della politica. Il cuore pulsante del suo pensiero è la separazione dei poteri, l’unico antidoto efficace alla tirannia. Montesquieu sostiene che chiunque abbia potere è portato ad abusarne finché non incontra dei limiti. Per garantire la libertà politica, lo Stato deve arrestare il suo potere attraverso la suddivisione di diversi poteri. Egli vi opera una fondamentale distinzione tra forme di governo moderate e forme di governo dispotiche; le prime possono essere indifferentemente repubbliche o monarchie, purché siano caratterizzate da una articolata distribuzione dei poteri, in particolare il potere di fare le leggi (Parlamento), di farle eseguire, l’esecutivo (Governo) e di farle rispettare, giudiziario (Magistratura). Un governo, per definirsi tale, deve attribuire questi tre poteri a istituzioni diverse e autonome le une dalle altre questi tre poteri. Questa forma di governo rappresenta , secondo Montesquieu, quella più equilibrata e giusta, poiché il sistema di uguaglianza attivato dalla distribuzione di poteri pone un limite alla inclinazione naturale dell’animo dell’uomo di abusare del potere. Nel governo dispotico nessuno cerca di tutelare la libertà individuale e il libero arbitrio diventa una regola. Questa intuizione non rimase confinata nei salotti parigini, ma divenne la spina dorsale della Costituzione degli Stati Uniti (1787) e della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789). Ancora oggi, l'equilibrio tra questi poteri (il sistema di checks and balances) è il criterio fondamentale per definire uno Stato di diritto. Montesquieu ci ha insegnato che la libertà non è fare ciò che si vuole, ma il diritto di fare tutto ciò che le leggi permettono. Se il giudice fosse anche il legislatore, o il governo potesse arrestare senza controllo, la libertà di ognuno di noi cesserebbe di esistere. Questo principio è scolpito nella nostra costituzione. Oggi proprio in Italia stiamo assistendo a una crisi dell’equilibrio fra i tre poteri. Il Governo accusa di ingerenza la Magistratura e viceversa. Un esempio: la destra accusa i giudici di fare politica perché bloccando alcuni decreti sul controllo dei confini o sull'ordine pubblico. E questi accusano il governo di violare la loro autonomia, promuovendo il referendum popolare sulla separazione delle carriere dei giudici. Tutto questo però, per quanto possa sembrare caotico, è esattamente ciò che voleva Montesquieu: un confronto acceso che impedisca a una sola parte di imporsi senza controllo. Quando i toni tra politica e magistratura diventano troppo alti, interviene il Presidente della Repubblica: l'articolo 87 definisce il suo ruolo come garante dell'unità nazionale, per richiamare i partiti all'ordine, ricordando a tutti che la democrazia non è sopraffazione, ma rispetto delle regole e di quell'equilibrio che, pur tra contrasti , garantisce la nostra libertà.
Jeanne


Commenti