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Profezie per la pace

Immagine del redattore: ilsetaccio1
ilsetaccio1
22 apr
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 26 apr

La storia dell’umanità è sempre stata segnata da un paradosso: la pace è il bene più prezioso a cui tutti aspirano, eppure io non saprei ben definire che cos’è, al giorno d’oggi, se non un periodo in cui non vi è la guerra. Tutti si sono sempre battuti per ricchezze, territori o per il puro piacere di voler vincere. Il massacro di Putin in Ucraina che ha completamente rovesciato la vita dell’intera popolazione amplificando una crisi umanitaria su larga scala, anche se se ne parla relativamente di meno, non è ancora finito. Nel conflitto israelo-palestinese a Gaza, l’ultima offensiva iniziata nel 2024 ha provocato decine di migliaia di morti. In Libano, dove c'è un sistema politico molto particolare basato sulla distribuzione delle cariche tra le principali comunità religiose, il fragile equilibrio è stato sconvolto dalla guerra civile e da una recente crisi. L’Africa ad oggi è uno dei continenti che più assiste a conflitti armati: nello Yemen, in Sudan, in Mali, in Burkina Faso, in Niger, in Rwanda, in Sudafrica e in Somalia. Il rischio di guerre più estese è sempre più alto e senza uno sforzo per la pace, le prospettive per un futuro sereno sono sempre più difficili da raggiungere.


Ma nella mostra “Profezie per la pace” che noi GS abbiamo presentato, vi sono raccontate vicende e situazioni in cui la pace sembra essere più vicina al nostro presente.

Analizzando le interviste e osservando i pannelli, si capisce che la pace è un dono prezioso che l’uomo vuole mantenere. Tra le varie interviste presenti nella mostra, due mi hanno colpito molto: Maddalena Boschetti e Linda Bheil nel Sud Africa.

La prima è una ragazza che da 23 anni vive ad Haiti e insieme a un gruppo di persone del posto si occupa di “tutto ciò che è positivo per dare valore alla vita”, dei bambini più fragili o che soffrono di malattie. Maddalena vive a nord-ovest di Haiti, dove le strade sono penose e le condizioni di vita sono pessime. Proprio per questo lei e gli altri sono lontani da ciò che succede nella capitale. Pensate la meraviglia dei bambini rimasti senza casa che vengono accolti in un luogo sicuro da gente sconosciuta. La seconda intervista parla di una ragazza uccisa in una manifestazione e la madre, nonostante tutto, è riuscita ad incontrare e perdonare l’assassino di sua figlia, ciò che sarebbe praticamente impossibile, è un esempio unico al mondo di giustizia riparativa.


Parlando della mia esperienza nel raccontare questa mostra ai miei compagni, sono rimasta molto colpita dal fatto che loro mi hanno seguito e mi hanno molto ascoltato. All’inizio credevo che non gli interessasse e pensavo che non sarebbero stati attenti, invece ho percepito un certo interesse da parte loro, sia per quello che dicevo ma anche perché ero io a dirlo. Sono arrivata alla conclusione che fossero così attenti perché, in fondo, tutti cerchiamo la pace e la speranza di averla è riposta in ognuno di noi.

Eirene


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