Stranger Things e l’addio all’infanzia
- ilsetaccio1
- 15 feb
- Tempo di lettura: 2 min
In un periodo storico dove le serie TV hanno un grande riscontro di pubblico, soprattutto tra gli adolescenti, non possiamo lasciare che una serie così longeva come Stranger Things, che ha impegnato milioni di spettatori per un decennio, che è giunta alla fine a gennaio di quest’anno rimanga senza un nostro giudizio. La serie è ambientata nella cittadina immaginaria di Hawkins negli Stati Uniti, racconta la storia di una compagnia di ragazzini che affronta vicende soprannaturali, a partire dalla sparizione di un loro amico, Will e dalla comparsa di Undici, una bambina con poteri fuori dal normale. Il gruppo crescerà nell’amicizia e accompagnato da alcuni adulti, si ritrova ad affrontare varie difficoltà come mostri feroci e lotte contro alcuni militari, per il raggiungimento di un unico obiettivo, uccidere Vecna, il cattivo principale. Come si vedrà dallo svolgersi della storia Vecna non è altro che un bambino che è stato coinvolto da un essere cattivo, il Mind Flayer che lo ha utilizzato per creare il sottosopra, un mondo parallelo attraverso il quale si tenta di controllare la mente di tanti bambini. Dopo aver combattuto il male nel corso delle 5 stagioni della serie, nello scontro finale i ragazzi si ritrovano ad affrontare il cattivo finale, ovvero il Mind Flayer, il gruppo di amici collaborando e unendo le proprie forze, riesce finalmente nel proprio obiettivo, distruggere il sottosopra.
Cosa accade dopo la sconfitta del male ?
Essere grandi
Stranger Things è una serie che sottolinea l’importanza dell’educazione, e dell’affettività. Questo lo possiamo vedere partendo dalla protagonista stessa, Undici, una ragazza che sin da piccola è stata recata ai margini della società e sfruttata per i suoi poteri. Non appena trova una figura paterna, Hopper, essa trova una persona che la ama veramente, quasi non se ne rende conto, si sente ancora repressa e non riesce a comprendere a pieno l’amore che le sta venendo dato. Però Hopper continua a volerle bene come un padre, nonostante i numerosi litigi e crisi adolescenziali che si ritrova ad affrontare.
Il gruppo di amici, prima unito nella lotta contro il Mind Flayer, lo rivediamo alla chiusura dell’ultima puntata della stagione finale, diviso in 2 gruppi: uno sul tetto del laboratorio di ricerca, il gruppo è dominato dalla nostalgia e dalla rassegnazione di non poter più aspettarsi una pienezza di vita dall’ordinarietà e dalla quotidianità. I ragazzi, diventati ormai giovani uomini e giovane donne, sembrano sconfitti dalla vita odierna, pare quasi che la vita di tutti i giorni fosse un di meno rispetto alle vicende passate, come se la pienezza di vita sperimentata, non ci fosse più e che se ne sia andata insieme alla lotta contro il male.
Qual è il bene per il quale vale la pena vivere ?
L’altro gruppo si ritrova invece nello scantinato di Mike a giocare di nuovo a D&D, dopo aver finito l’ultima partita e aver rimesso il gioco apposto, Mike vede gli amici di sua sorella,Holly, andare a giocare e li guarda quasi come per dire:”noi abbiamo finito con l’immaginazione, adesso tocca a voi”. Il finale di Stranger Things quindi, ci lascia con un’ ultima domanda:
È vero che la ferialità della vita è fuori da qualcosa di ideale?
Pepito



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