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Cosa resta di un anno a scuola? La parola a tre studenti

Immagine del redattore: ilsetaccio1
ilsetaccio1
1 lug
Tempo di lettura: 7 min

Lirio:

Buonasera. L'oggetto di questa nostra conversazione lo esprimo in due domande: «In che cosa siete cresciuti quest'anno e che cosa vi ha particolarmente interessato nelle materie che avete studiato?».

Andrea:

«Io dopo tre anni ho capito che dovevo iniziare a studiare, prima studiavo poco e me la cavavo abbastanza bene, riuscendo a prendere voti discreti. Ma studiare cambia molto, perché tu impari ad argomentare con le tue parole anche negli scritti. Andando avanti il gusto e l'impegno aumentano sempre di più, d’altronde anche i professori diventano più esigenti. Iniziando a studiare, ho trovato i miei punti critici, ad esempio mi distraggo facilmente, riesco a studiare se sono solo, se non c'è niente sulla scrivania. Da questo punto di vista devo migliorare, mi rendo conto che studiare in gruppo aiuta in alcune materie».

Lirio:

«Che differenza hai notato tra il prima e il dopo, tra quando studiavi poco e quando hai cominciato a prendere sul serio la cosa?».

Andrea:

«Ora mi ricordo le cose che ho studiato, mentre prima mi attenevo a quello che mi ricordavo della spiegazione dei professori e ripetevo le loro stesse parole. Passo più tempo a studiare, che ne so il latino, mi ricordo l'autore che abbiamo fatto nei mesi scorsi, e così capisco che i miei sacrifici servono a qualcosa».

Lirio:

«Hai accumulato nozioni o hai imparato delle cose che possono servire anche nella vita?».

Andrea:

«Ho imparato nozioni, ho imparato cose che mi servono nella vita; le nozioni in quelle materie che mi piacciono di meno, perché mi sono voluto tenere basso; in quelle che più m’interessano sono andato a fondo, anche rispetto a quello che avevano detto i proff. La mia è una classe di non molti alunni e i professori sono attenti a ogni singolo studente, conoscono le nostre esigenze e ci aiutano anche su cose che vanno oltre la scuola».

 Lirio:

«C'è stato un argomento che più di altri ricordi con piacere?».

Andrea:

«Cicerone. Ho speso settimane a conoscerlo. Ha composto opere ben strutturate, studiandole si capisce la passione che metteva nelle cose. Ha ammazzato anche persone, però, era uno a cui piaceva quello che faceva, l'avvocato; ha fatto il suo cursus honorum (carriera), ha ricoperto cariche istituzionali. Ho trovato interessante studiare la congiura di Catilina».

Lirio:

«Ti piacciono i personaggi che si sono implicati col loro tempo, con la storia in cui vivevano?».

 Andrea:

«Mi piace immedesimarmi nel personaggio che studio, perché mi rendo conto che il suo è un periodo diverso dal mio, di cui si sa di meno, ma, da quello che è rimasto, è importante farsi un’idea personale, di quello che era ad esempio Cicerone come persona e non solo come avvocato».

Lirio:

«Vorresti assomigliarli?»

Andrea:

«No, perché ha fatto cose anche brutte. Tra quelle buone, tutto quello che ha fatto per la Sicilia, contro Verre; ha salvato il popolo siciliano. Ci ha messo determinazione, le sue orazioni sono fatte molto bene, ha insegnato agli altri l’arte della retorica, del parlare bene in modo da persuadere e convincere chi ascolta un discorso».

Lirio:

«Giuditta, qual è la materia che più ti ha preso quest'anno?»,

Giuditta:

«La letteratura greca, ma anche quella latina. Studiando la letteratura studi anche come cambia il linguaggio di una popolazione, di una civiltà, in un arco di tempo anche grande. Conosci anche le variazioni del significato di molti vocaboli in base al cambiamento della società. È bello scoprire che alcune parole attuali, moderne, non esistevano nell'antica Grecia, poiché non c’era un certo tipo di concetto, automaticamente non esisteva neanche la parola. Questo fa capire che la lingua è un fatto vivente, non è mai la stessa, cambia continuamente. Al contrario, ci sono molti concetti che noi non abbiamo. I termini greci hanno delle sfumature di significato che non esistono nella nostra lingua. Molto dipende dal contesto in cui si trova una parola. Ad esempio, “anima” si può dire anche psyché, un termine che in realtà riconduce al cervello, quindi alla psicologia. Questo è molto interessante».

 Lirio:

«Dal punto di vista umano in che cosa sei maturata?».

Giuditta:

 «Dal punto di vista umano... Allora, intanto ho iniziato a studiare, non solo per avere buoni voti, ma soprattutto per capire cosa mi piacesse di più. Inoltre, al terzo anno i professori iniziano a fare discorsi per prepararci alle nostre scelte future, si fanno incontri con le università, si entra in una fase in cui inizi a chiederti cosa ti piace realmente fare. E, quindi, ho cercato di essere attenta alle varie lezioni, per capire anche cosa vorrò fare dopo. Quest’anno ho iniziato a mettere in discussione quello che veniva detto durante le spiegazioni a valutare criticamente certi argomenti o certe affermazioni».

Lirio:

«Per te cosa vuol dire “criticare”? Significa “giudicare, condannare”? o cos’altro?»

Giuditta:

«Criticare, vuol dire, secondo me, guardare un argomento sotto più aspetti e, alla fine, dare un giudizio unico. Significa interessarsi a una questione, vederne gli aspetti positivi e negativi, la sua funzione nella realtà e, infine, giudicare. In questo c'entra anche il chiedersi se una cosa che sto studiando può servire per la vita o no. Comunque, questa domanda non è sempre importante, dato che qualsiasi conoscenza è preziosa per la persona, certe cose apparentemente non sembrano servire nella vita di ogni giorno, tuttavia aiutano a pensare. La letteratura greca, per esempio, probabilmente non mi servirà in futuro, ma contribuisce a formarmi un pensiero, a giudicare quello che succede attualmente nel mondo, nella nostra quotidianità. La matematica e il latino non aiutano a sviluppare un senso logico, a cominciare a ragionare secondo una logica stringente? Quando tu inizi a studiare alcune materie, scopri una logica diversa che deve essere applicata ad esse. La logica che uso per il greco e per il latino è utile per la logica in matematica, per svolgere esercizi matematici».

Lirio:

«Secondo te qual è il punto positivo della scuola che tu frequenti, e quale quello più discutibile?»

Giuditta:

«Il punto positivo secondo me è la vastità di materie, di argomenti, perché si fa seriamente sia la parte di studi classici che quella di studi scientifici. Studi tante cose, ti fai un'idea di tutto quello che puoi fare dopo, di tutto quello che è la scuola in generale. La cosa negativa è, forse, il pregiudizio di alcuni professori sui ragazzi che hanno scelto il nostro indirizzo. Si pensa che un ragazzo scelga l'indirizzo classico perché ha una certa linea di pensiero, si pensa addirittura che tutti i ragazzi che hanno scelto quest’indirizzo debbano pensarla allo stesso modo».

Lirio:

«Ultima domanda, nella fede cristiana quest'anno è servito a farti fare qualche passo in avanti nella tua esistenza?».

Giuditta:

«Penso che mi ha aiutato su quanto dicevo prima riguardo alla studio ;la fede aiuta anche a guardare un po' più in profondità quello che si studia».

Lirio:

«Come e con chi l'hai vissuta, come l'hai partecipata?»

Giuditta:

«Con i ragazzi di Gioventù Studentesca, il rapporto con loro è cresciuto, perché abbiamo iniziato a condividere molte più cose nella nostra quotidianità, lo studio stesso, ma anche momenti più leggeri, passeggiate, serate insieme, abbiamo iniziato a vederci più volte alla settimana, abbiamo cominciato a fare la caritativa più volte. Tutto questo ha consolidato il nostro rapporto. E poi ci siamo messi in gioco a scuola, molti ci chiedevano chi fossimo, vedendoci più uniti».

Lirio:

«I professori si sono accorti?»

Giuditta:

«Sì. Quando, ad esempio, abbiamo proposto l'incontro a scuola sulla questione israelo-palestinese, erano stupiti del fatto che avessimo chiesto loro di trattare un argomento così importante e delicato, e poi si sono stupiti di quanti fossimo a scuola, dato che noi abbiamo chiesto che partecipassero almeno le classi dove noi di GS eravamo presenti, oltre quelle più direttamente interessate per l’argomento storico. Si è così scoperto che praticamente più della metà della scuola doveva partecipare a questo incontro, perché tra i ragazzini di prima, di seconda, di quarta e di terza eravamo veramente tanti».

Lirio:

«Peppe, tu frequenti l’Istituto Tecnico e hai frequentato il secondo anno. Rispetto al primo anno, che cosa è cambiato in te, ora che hai finito il secondo?».

Peppe:

«Anzitutto per me questo è stato un anno di passaggio, dal momento che nel primo anno ci siamo adattati, abbiamo conosciuto i professori. Devo dire che non sono riuscito a godermi molto quanto abbiamo studiato, non ho trovato qualcosa che mi colpisse particolarmente. Invece la cosa che più mi è rimasta, ed è stata la rivelazione di quest'anno, è stato il rapporto con i miei compagni di classe, questo mi è rimasto molto nel cuore».

Lirio:

«Cioè?»

Peppe:

«Portando l'esperienza di gioventù studentesca a scuola, i miei compagni hanno voluto saperne di più, si facevano domande su quello che proponiamo, Si sono accesi alcuni dibattiti sulla Chiesa, se la morale è relativa o se ci sono valori oggettivi e insindacabili. Nella nostra classe ci siamo un bel gruppo di Giessini, insieme a loro mi sono messo molto in gioco, per cercare di far capire ai miei compagni come vivo io la mia vita, sperando che loro possano interessarsi. Anche i professori qualche volta si sono fatti provocare. Qualcuno di loro ogni tanto si è fermato a chiedere “Che cosa è questo blog del setaccio, di che si tratta?” Sono molto molto felice di questo. Altri, invece, non li ho visti interessati, in genere sono molto poco coinvolti con la nostra vita, sembra interessali solo se studiamo e se riescono a concludere il programma scolastico. Non tanto quello che siamo, ma come studiamo, quali sono i nostri risultati scolastici».

Lirio:

«E l'esperienza del blog? Come è stata per te? Che cosa ti ha provocato questo impegno? Che cosa ha fatto maturare in te?».

Peppe:

«In me ha fatto maturare il fatto che, comunque ogni cosa che noi studiamo e le cose che ci colpiscono nella vita sono così grandi, così belle che bisogna comunicarle agli altri. Il nostro blog ha dato spazio a questo centro, per raccontare agli altri ciò che noi viviamo. È una cosa in cui ho messo passione e cuore. Dobbiamo ricordare che tutto è nato dentro un gruppo di amici; quindi, svolgere determinate compiti in compagnia rende tutto più piacevole».

Lirio:

Grazie.

 

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