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Oltre la rabbia: noi ragazzi e il desiderio di essere guardati

4 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

A seguito delle recenti manifestazioni studentesche che ci sono state prima in Francia e poi a Roma, Bologna e Firenze, con alcuni amici ci siamo interrogati sulle ragioni di queste proteste da parte di molti giovani della nostra età. Ci siamo lasciati provocare da questi fatti partendo da due domande principali:

Cosa spinge i ragazzi della nostra età a compiere gesti così aggressivi, rompendo vetrine e manifestando in modo così violento? C'è una soluzione a tutto questo? Quale?


(Per rispondere nel modo più ragionevole possibile, abbiamo deciso di aprire questo argomento in presenza di un adulto che ci aiutasse a dare un giudizio il più completo possibile sulla vicenda, sollecitandoci con delle domande.)

Molti ragazzi sono scesi a manifestare nelle piazze d'Italia per argomenti prettamente politici o sociali, come per esempio il carovita, il caro carburante o la scuola: argomenti che nel periodo storico attuale sono molto delicati e reali, e che ovviamente esigono delle contromisure al più presto da parte del governo, per quanto sia possibile.


Il problema principale sorge quando sui social vediamo numerosi video di proteste violente in cui ragazzi dagli 11 ai 16 anni, o poco più, spaccano vetrine e invadono proprietà private, rendendo la protesta non più un corteo pacifico e funzionale allo scopo, ma una vera e propria manifestazione violenta, fatta di comportamenti brutali. Sono numerosi i video di ragazzi che assaltano negozi, lanciano petardi o attaccano la polizia. Tali azioni, pur con tutte le buone ragioni, sono e rimangono ingiustificabili. È assurdo vedere ragazzi della nostra età seminare il panico senza un apparente motivo. Anzi, come si sente e si vede da alcune interviste comparse sui social, era chiaro che alcuni di loro non capissero nulla di politica e volessero solamente farsi notare, mettersi in evidenza, sfogare una rabbia contro tutto e tutti. Ma perché, ci siamo chiesti, che cosa risiede nel cuore di questi ragazzi come noi?

È evidente che questi giovani hanno il desiderio di essere ascoltati e guardati, e questo loro bisogno non va trascurato. Per quanto gli atteggiamenti di questi manifestanti siano inammissibili, ciò non toglie che il desiderio radicato nel loro cuore, e presente nel cuore di ognuno, come il desiderio di verità, di giustizia, di felicità, sia giusto, ma espresso in maniera sbagliata. Da qui nasce l'esigenza di essere ascoltati e di incontrare qualcuno che dica loro: "Io credo in te. Tu vali più di quanto pensi". Chi non desidera questo? 


Soprattutto in un contesto sociale in cui è sempre più difficile trovare un insegnante o un educatore, a volte anche dei genitori, che senza opprimerti credano in te a prescindere dalle valutazioni scolastiche o dal proprio progetto, questa esigenza si fa ancora più grande. Ed è proprio questo che è mancato a quei ragazzi che erano lì a sfogare il proprio odio contro le vetrine o gli edifici pubblici. Penso che le loro azioni siano ingiustificabili, ma non per questo credo che vadano condannati nella radice del loro desiderio, grande, indomabile e insoddisfatto.

Questa mancanza di essere guardati e ascoltati affligge però anche noi ragazzi nel nostro quotidiano, in famiglia, in società, soprattutto a scuola, dove vigono l'ansia da prestazione e il timore verso la figura del professore, se non in tutti almeno in molti. Ma da dove derivano queste paure, se non dal fatto che non ci sentiamo stimati al di là del voto che prendiamo, come se quello fosse l’unica cosa che ci definisce?

Il bisogno di questi ragazzi, ripeto, è lo stesso di ognuno di noi: il desiderio di incontrare qualcuno che ci voglia bene a prescindere dai nostri atteggiamenti, dai nostri errori e dalle nostre valutazioni; qualcuno che creda in noi, nei nostri talenti, e che riaccenda la fiamma viva della nostra speranza per farci vivere al meglio la nostra vita; qualcuno che ci dica che non tutto quello che viviamo è un inferno e che ci aiuti a riconoscere "chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno".


Io nella mia vita sono riuscito ad incontrare una figura così, simile ad un padre, ed auguro ad ognuno di poter trovare una persona così, con:”uno sguardo rivelatore dell’umano al quale non ci si può sottrarre ” 


Giuseppe Scardino


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