Il furto delle opere di Antonello da Messina, una ferita per tutti.
Intervista a Milena Romeo, giornalista e presidente nazionale associazione Antonello da Messina
Nei mesi scorsi i giornali e la Tv hanno dato notizia del trafugamento delle opere di Antonello da Messina dal Museo regionale di Messina. Che idea si è fatta di questo di questo furto?
Credo si tratti di un furto compiuto da professionisti, la tempistica (5 minuti) con cui è avvenuto fa propendere ragionevolmente per questa ipotesi. Rimuovere e sottrarre tre parti di un Polittico e una tavoletta e sparire nel nulla, non è facile e non si improvvisa. Un'altra idea che mi sono fatta è che il furto si inserisca nel momento di particolare interesse dell’opinione pubblica verso la produzione di Antonello da Messina, dovuto all’importante acquisto dell'Ecce Homo fatto dal Ministero dei Beni culturali per 149 milioni di dollari in un’asta in America, anche questa una tavoletta bifronte, che in agosto è stata esposta con enorme afflusso anche al Meeting di Rimini. L’acquisto che va ad arricchire il patrimonio di Antonello, ha avuto una vasta eco in tutto il mondo. Forse si è scelto un museo periferico e non particolarmente inaccessibile (come si è visto) come quello di Messina, rispetto ad altri più celebri in cui sono ospitate altre opere dell’artista (Venezia, Torino, Pavia, Roma, Firenze).
Lei pensa che ci sia stata una talpa all’interno del Museo, che ha agevolato tutto?
Non saprei. C'è sicuramente una strana negligenza da parte dei quattro custodi, pare di uno in particolare, la cui deposizione presenta affermazioni molto contraddittorie e vaghe. Troppo tardi si sono resi conto dell’accaduto e solo dopo mezz’ora, usciti dal Museo e allertati dalle Forze dell’ordine, non erano presenti nella control room davanti ai monitor, hanno spento l’allarme generale che era scattato pensando ad un errore. Sicuramente c'è stata una superficialità di vigilanza e controllo, se questa negligenza sia dolosa o colposa non saprei, ma di certo è sospetta, a prescindere dal fatto che il Museo non era collegato alla Polizia e ai Carabinieri, una mancanza strutturale e inammissibile, oltre al fatto, veramente inquietante, che l’allarme generale del Museo sia scattato, ma non quello perimetrale, dove proprio insisteva la porta che i ladri hanno utilizzato per l’accesso. Sull’ipotesi della talpa o di un facilitatore la Procura ancora non fornisce al momento alcuna conferma.
Questo trafugamento è anche un danno nei confronti dell’immagine di Messina?
È intanto un danno oggettivo, perché sono state rubate le uniche opere di Antonello che la città custodiva: il Polittico Madonna col Bambino tra i SS. Gregorio e Benedetto e della Tavoletta bifronte Recto-Madonna con Bambino benedicente e un francescano in adorazione, Verso- Cristo in Pietà. Il polittico proveniente dal Monastero di S. Gregorio era firmato dall’autore Antonellus Messanensis pinxit e datato 1473. Due parti dell’opera sono state lasciate dai ladri a terra, all’esterno, tre sono state trafugate: la Madonna e due pannelli superiori. La tavoletta bifronte, dipinto su tavola, con datazione 1465-1470, di cm 16 per 11,9, fu acquistata dalla casa d’aste Christie’s nel 2003 dalla Regione Siciliana su sollecitazione di Vittorio Sgarbi e poi ceduta al Museo di Messina, perché era giusto che, con quest’opera, Antonello tornasse “a casa”. Il vulnus diciamo identitario è infinito, per il valore economico e artistico delle opere (inestimabile) e per il fatto che ora alla sua Città resta ben poco della sua produzione, solo due tavole smembrate. L’immagine di Messina è certamente danneggiata e il Museo non viene visto oggi dall’opinione pubblica come un sito particolarmente sicuro.
Perché i ladri non hanno pensato di rubare altre opere altrettanto importanti come quelle del Caravaggio?
Credo, anzitutto, per quello che dicevo prima, cioè l’aumentato interesse verso Antonello, il committente sa che in questo momento le opere di Antonello hanno un valore di mercato elevato, tant’è vero che la Casa d’aste Ader di Parigi il 16 giugno di quest'anno ha tirato fuori, dopo tanti anni, dal suo deposito, il dipinto “Volto di giovane santo”, attribuito ad Antonello e battuto all’asta. Un’altra ragione, credo sta nel fatto che le tele del Caravaggio sono molto più grandi e inserite in due enormi cornici, quindi difficili da rimuovere e da trasportare anche perché si trovano in una zona del museo più interna, mentre i dipinti antonelliani erano collocati in un’area più vicina alla porta esterna da cui sono entrati i ladri. Caricarsi delle tele, rimuovere le enormi cornici e fare un percorso più lungo, sarebbe stato molto più difficile per i malviventi.Visto che nell'ultimo periodo Antonello ha avuto una crescita di fama, perché non sono state prese delle misure più rigide da parte del Museo. Questa è una domanda che si dovrebbe girare alla direttrice del Museo Accascina e ai dirigenti della Regione da cui dipende la struttura. Certo forse il dato che Antonello era sulla bocca di tutti e che quelle due opere erano poste in una sala troppo adiacente all'esterno che ha permesso ai ladri di forzare una porta laterale ed entrare facilmente, forse questo poteva allertare. Volevo aggiungere che l’opera rubata è un capolavoro di tecnica ma anche dal grande significato spirituale, perché rappresenta la Madonna col Bambino e i due santi Gregorio e Benedetto ai due lati, con la scena dell’Annunciazione nella parte del registro superiore. Si tratta, stilisticamente, di un dipinto che è un esempio dell’armonia creata da Antonello tra una pittura realistica con un'attenzione ai dettagli lenticolare e straordinaria espressa dalla pittura fiamminga (pensiamo al manto della Madonna, ai ciondoli di corallo…) e una concezione prospettico spaziale tipicamente italiana, appresa da Piero della Francesca ( pensiamo alla composizione del gruppo, la profondità dei volumi e le tre parti dell’opera unite da un unico elemento architettonico). Ma dal punto di vista religioso, si può contemplare Maria materna, palpitante, intensa con uno sguardo di bellezza che trafigge e una gestualità umanissima e piena di tenerezza verso il figlio.
Ancora una domanda: perché Antonello da Messina dovrebbe essere un pittore interessante per uno studente di scuole superiori? Che cosa c'è di affascinante in lui che potrebbe interessare un ragazzo come noi?
Al di là del valore intrinseco e del ruolo di assoluto pregio che Antonello ha nell'ambito della storia dell'arte italiana ed europea che arricchisce il bagaglio culturale di uno studente, era un artista siciliano, messinese, vicino alla nostra geografia e al nostro territorio: è nato qua, è morto qua, ha lavorato qua, ma nello stesso tempo si è aperto ad altri orizzonti, guardava alle Fiandre, frequentava la scuola di Napoli, andava a Venezia. Quindi fa parte del nostro DNA culturale. Era una un uomo che amava le proprie radici, ma al contempo aveva la curiosità di incontrare altre culture, altri linguaggi. Inoltre, ha raccontato l'arte sacra in un modo assolutamente originale, da pioniere: ha reso carnali la Madonna, i santi, Gesù. Fu il primo a dare una dimensione umana, una densità realistica e drammatica al corpo nei soggetti religiosi (pensiamo al Cristo alla Colonna, Cristo in pietà, alle Crocifissioni). E questo non solo in ambito sacro ma anche civile, non dimentichiamo che fu l'autore più importante del Quattrocento di ritratti, perché fissava nei suoi celeberrimi ritratto d’uomo, mercanti, banchieri nella loro dimensione quotidiana, fissandone nella fisiognomica anche il profilo psicologico, l’anima e quel quid di mistero di cui ogni uomo è portatore. Egli ritraeva, tra l’altro, le figure non di profilo come fino ad allora si faceva, ma poste di tre quarti, creando così un rapporto diretto e personale con lo spettatore. I suoi personaggi sembrano fuoriuscire dal quadro, anche grazie ad alcuni accorgimenti tecnici, e fissare negli occhi chi guarda, ieri come oggi. Di tutte le sue opere che rappresentano il Cristo sofferente (Ecce Homo), colpisce la corda al collo di quest’ultimo. Un dettaglio che non si trova in altri artisti. Sì, lui aveva un'attenzione straordinaria verso la passione di Cristo (era terziario francescano osservante, un filone del francescanesimo che attecchì anche a Messina e che appassionò anche la santa messinese Eustochia). Antonello non rappresenta la Natività, non rappresenta la Pasqua di Gesù o la sua Resurrezione, ma solo la Passione, perché sentiva molto il senso di piccolezza dell'uomo e della miseria a cui Cristo aveva risposto con le sofferenze, il sacrificio, la flagellazione e la croce. Pensiamo al suo Cristo patiens, con la corda, alle lacrime che solcano le guance, alle spine che trafiggono il capo e generano gocce di sangue. Un Cristo totalmente uomo, che soffre, patisce ma viene trasfigurato dalla luce dell’affidamento al Padre. Inoltre, sappiamo dal suo testamento, che Antonello volle essere seppellito col saio francescano del Terz’Ordine in modo umile, senza sfarzi, attorniato dai frati francescani conventuali.
Immagino che i colleghi studenti non sappiano chi è Sant'Eustochia.
È una dei due santi messinesi (l’altro è Annibale Maria Di Francia). Eustochia (il cui nome era Smeralda) era una suora (1434-1485) contemporanea ad Antonello, abitavano praticamente sulla stessa strada perché il Monastero e la bottega del pittore erano vicini, nel quartiere dei Sicofanti. Si tratta di una santa canonizzata da Giovanni Paolo II a Messina l’11 giugno del 1988 e storica riformatrice della vita claustrale a Messina, reintroducendo la Prima Regola di Santa Clara e fondando il Monastero di Montevergine, che tuttora esiste, l'unico di clausura nella provincia di Messina, dove vivono tante suore, anche giovani, che nel silenzio pregano sempre per la città. È possibile che i due si siano, quindi, conosciuti. Comunque, Antonello sapeva di Sant'Eustochia, dato che la sua vocazione, la sua scelta monastica seguita anche dalla madre in opposizione al padre, era stata dirompente e radicale. Eustochia era, inoltre, dedita alla preghiera, alla meditazione assidua della Passione di Cristo (di cui dipinse come abbiamo detto Antonello) e scrisse anche una Via Crucis. Entrambi, la suora e l’artista, seguivano una spiritualità francescana nella peculiare riforma dell’Osservanza di cui esponente fu S. Bernardino da Siena mentre in Sicilia il beato Matteo d’Agrigento fondò il primo convento a Messina. Le sue prediche infiammavano gli animi come quelli di Antonello e di Eustochia. Due luminose figure, sicuramente con grande affinità spirituale.
la Redazione



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