Marco Castello: preghiera per una Sicilia ferita
La canzone di cui vi parlerò in questo articolo è Chiùviti/Nun Chiùviti di Marco Castello,
pubblicata nel suo ultimo album “Quaglia Sovversiva” uscito il 12 dicembre 2025. L’autore,
originario di Siracusa, all’interno dell’album riprende spesso argomenti che riguardano la Sicilia, ad esempio: la deturpazione dell’ambiente a causa del turismo intensivo, le spiagge libere, le storie, i miti, e molto altro. Questo brano tratta prevalentemente della siccità in Sicilia, con una forte sfumatura di critica sociale. Per di più il titolo riprende una canzone di Rosa Balistreri di nome “Signuruzzu chiuviti chiuviti”.
Marco Castello, usando la lingua siciliana, scrive una canzone il cui testo si potrebbe
analizzare strofa per strofa, in quanto tratta vari temi. Nella prima strofa riesce a descrivere una Sicilia piena di problemi sempre piú gravi: in particolare quello della siccità, che spesso si
sussegue a forti tempeste che fanno molti danni alla natura e alle città, con il vento che si
prende tutto. Solitamente ciò che della Sicilia viene messo sotto i riflettori (prima del ciclone
Harry) era solo il sole e il cibo.
Il ritornello è una sorta di preghiera contraddittoria di chi desidera la pioggia ma ne ha paura, in quanto viene ripetuto:
“Chiuviti, chiuviti, nun chiuviti cchiù”
(Piovete, piovete, non piovete più)
Questo rappresenta perfettamente l’impotenza che abbiamo noi singole persone davanti ad
eventi del genere. Per quanto riguarda la critica sociale, l’attenzione verso Santa Lucia è data
dal fatto che le reliquie della Santa sono ancora a Venezia, nell’attesa che un giorno tornino
nella città nativa. Lo stesso quadro di Caravaggio “Il seppellimento di Santa Lucia” è spesso al
centro di grandi polemiche poiché, nonostante il valore immenso, è sempre in giro per l’Italia. La chiesa in cui l’opera era originariamente collocata è abbandonata al degrado e all’incuria.
Quando il cantante dice:
“Ah, Santa Lucia s'arrubbaru 'a casa to' S"a vinneru pi 'mpocu 'i televisioni'”
(Ah, Santa Lucia, si sono rubati la tua casa Se la sono venduta per un po' di televisione)
egli si riferisce al processo di abbattimento di edifici storici, sostituiti per la edificazione di resort e B&B di lusso per i turisti. Ad oggi Ortigia si è trasformata in un set fotografico permanente, nel quale nemmeno gli abitanti del luogo possono permettersi di vivere. La "casa" di cui l’autore parla è Siracusa, svuotata della sua gente e della sua anima popolare, la cui identità è venduta per “un po’ di televisione". Mentre finisco di scrivere questo articolo, la Sicilia sta andando incontro ad un nuovo ciclone, Deborah, che porterà raffiche di vento fredde dopo un inverno in cui si sono registrati picchi di 24°C. E noi, seppur nel nostro piccolo, com’è che contribuiamo? Sprecando risorse non riutilizzabili e alimentando il mercato dell’energia non rinnovabile. Dovremmo invece (quando possibile) fare più attenzione nel quotidiano poiché le scelte che prendiamo influiscono pure nelle vite delle altre persone, in un modo o nell’altro.
Vi invito a sentire la canzone, anche solamente per scoprire generi diversi da quelli che
ascoltiamo abitualmente. Sul sito Genius si può trovare il testo originale in Siciliano con la
traduzione del testo in Italiano.
Andrea



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