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Rischio androidi?

Immagine del redattore: ilsetaccio1
ilsetaccio1
3 mag
Tempo di lettura: 3 min

Nel nostro blog è stato da poco pubblicato l'articolo sulla mostra di Gioventù Studentesca: “Profezie per la Pace”, ma Patti non è stata l'unica città nella quale la mostra è stata presentata. Martedì 21 Aprile a Sant' Agata di Militello è stato organizzato l'incontro di presentazione della medesima mostra. Proprio in questa occasione ho ascoltato degli interventi che mi hanno spinta a scrivere con urgenza questo articolo su qualcosa che vedo e che, francamente, non condivido. Verso la fine dell'incontro di presentazione, uno dei relatori si è soffermato sull’educazione, un tema molto affine a quello della pace.

Riporto qualche passaggio: “Noi (educatori, insegnanti in primis) dimentichiamo che siamo lì (nelle aule scolastiche) per educare, dimentichiamo che dobbiamo aiutare i ragazzi a trovare un senso (nella storia, nell'oggi, nella spiegazione poco interessante …). Non si può avere un'idea di scuola solo come formatrice di lavoratori, perché il nostro futuro ci sarà se avremo formato persone e cittadini consapevoli e capaci di dare senso alle proprie scelte. Pensando alla scuola (…), si trasmette poco ai ragazzi, solo le briciole e ci si ritrova con le mani vuote”.

Sentendo queste parole ho pensato che quello che da studentessa noto, nei diversi ambienti scolastici, non è visibile solo a me, non sono solo “lamentele” da ragazzina. E allora ho deciso di scrivere su questo.

Presentare la mostra mi ha aiutato in questo senso, perché ogni giorno, per una settimana, moltissime scuole (con classi che andavano dalla seconda media al quinto superiore) sono venute a visitarla e io ho avuto il piacere di spiegare i pannelli soprattutto ai ragazzi delle superiori, del mio Liceo, dell'Istituto Tecnico, frequentato da tanti miei amici.

Un giorno, spiegando la mostra a una classe, ho notato che i ragazzi erano molto interessati, ma alla fine del giro la professoressa, che li ha accompagnava, ha detto una frase che mi ha fatto pensare. Rivolgendosi ad alcuni dei ragazzi li ha etichettati come disinteressati ad argomenti importanti e dediti solo a cose piccole come i motori, i social, le stupidaggini. Sentendola parlare in quel modo ho avuto un senso di disagio. Avevo di fronte un'insegnante che pensa di sapere tutto; che pensa di non potere imparare nulla dai suoi ragazzi,  che li guarda con un pregiudizio che nasce magari anche  dalla scelta del percorso di studi che essi hanno fatto; che pensa che il suo lavoro sia finire il programma; che pensa sempre di dover sminuire quanto gli alunni pensano, ma che non prova a mettersi nei loro panni per provare a capire la loro difficoltà, la loro prospettiva.

Spesso gli studenti sono visti solo come numeri di un elenco, alcuni vengono rimproverati perché hanno altri interessi, incapaci, dunque, secondo loro, di comprendere le materie scolastiche. Alcuni insegnanti soffrono la nostalgia delle scuole del passato e quindi si sentono frasi del tipo: “Non è più come una volta!” oppure: “Quando il professore era incontestabile e sacro, allora sì che si poteva insegnare”!

Ovviamente non voglio generalizzare, perché non tutti gli insegnanti sono così, per fortuna! E so bene che i pesi che devono portare sono triplicati rispetto al passato. Noi non vogliamo insegnanti “amiconi”ma docenti che ci aiutino a capire il senso della vita e delle cose, che ci guardino come persone e non come contenitori da riempire. Sono consapevole che per diventare uomini e donne maturi, cittadini responsabili, non basta aver reintrodotto come disciplina obbligatoria l’Educazione Civica, ma è necessario avere dei volti “luminosi, certi e accoglienti”. In una parola “sapienti”.

Sarà accolta questa nostra domanda?


giu

 

 

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